Rifugi

RIFUGIO PADOVA

Correva l'anno 1907 quando l'idea di un rifugio alpino, a supporto dell'esplorazione degli Spalti di Toro, prende corpo. Antonio Berti, veneziano, medico e scrittore di montagne, colui che l'anno dopo avrebbe fondato il C.A.I. di Padova e pubblicato la prima guida "Dolomiti del Cadore", si trovava sulla cima del Cadin di Vedorcia insieme ai fratelli Fanton e da lì immaginava e sognava una piccola casa bianca ed amica in Prà di Toro. C'era infatti bisogno di un ricovero vero e proprio per tutti quegli alpinisti che cominciavano a frequentare la zona e che erano costretti a piantarvi le tende. Tra i pionieri una squadra di giovani provenienti dalla Germania e dall'Austria capitanati da Victor Wolf Von Glanvel, colui che insieme a Von Saar nel 1902 aveva conquistato il Campanile di Val Montanaia. Erano membri della 'Confraternita della scarpa grossa', nome che il gruppo si era dato, e sulle Dolomiti d'Oltrepiave avevano intrapreso prestigiose ascensioni. Venne fatta richiesta al Comune di Domegge e il verbale del Consiglio Comunale del gennaio 1910 riporta la delibera per la concessione gratuita del terreno, proprietà della frazione di Vallesella e per la concessione gratuita del legname, sulla proprietà della frazione di Domegge. Il Comune concede inoltre di raccogliere i sassi e la sabbia sulla proprietà comunale e si autorizzano le guardie forestali locali a martellare le piante occorrenti.
I lavori si concludono il 14 agosto dello stesso anno con l'inaugurazione del manufatto. Sulla rivista del C.A.I. si legge che circa 400 persone erano presenti in Val di Toro. Il sacerdote benedice il rifugio e Luisa Fanton, la madrina, lo inaugura rompendo la tradizionale bottiglia con un vigoroso colpo di piccozza. I discorsi di rito sono pronunciati dai presidenti del C.A.I. di Padova, di Venezia, da Antonio Berti, dal rappresentante delle sezioni cadorine, sindaci e altri. Si ammira il panorama, si visita l'interno del rifugio e verso sera il silenzio ritorna in quel magico luogo.
Nel febbraio del 1931 una valanga si porta via il rifugio. Dopo lo sconcerto iniziale il C.A.I. di Padova si rimbocca le maniche e da il via alla ricostruzione in un sito più in basso e più sicuro. Nell'agosto dello stesso anno il nuovo rifugio viene inaugurato.
Intorno agli anni ‘50 arrivano al rifugio un alpinista tedesco, Wolfgang Herberg e uno italiano, Vincenzo Altamura, che compiranno straordinarie imprese. Tra il 1951 e il 1975 Herberg compirà infatti 125 ascensioni con l'apertura di 80 vie nuove. Gli anni trascorrono e il rifugio vede nel tempo il passaggio di alpinisti locali e grandi personaggi dell'ambiente alpinistico, anche le gestioni si susseguono. Negli anni '80 iniziano le trattative tra il Comune di Domegge e la sezione del C.A.I. di Padova per il passaggio di proprietà del fabbricato. Il primo giorno del mese di gennaio 1991 il rifugio diviene proprietà del Comune di Domegge, che lo concederà poi in gestione, anche per clausola contrattuale posta dal C.A.I. di Padova, alla locale sezione del Club Alpino Italiano.

Con lo scadere nel 2014 del contratto tra la locale sezione del C.A.I. e il Comune, quest’ultimo rileva anche la gestione della struttura che a partire quindi da gennaio 2015 perde la definizione di rifugio del Club Alpino Italiano.

RIFUGIO BAION

In un documento dell’aprile del 1214 si sente parlare per la prima volta del toponimo Baglonum. Si tratta di una disputa tra il paese di Domegge da una parte e Vallesella e Grea dall’altra per le montagne di Baglonum (Baion) e Zovana (Doana).
Nel giugno dello stesso anno si riuniscono quindi a Gogna i rappresentanti delle regole di Candide, San Nicolò e Domegge per la divisione dei monti di Doana, Baion, Londo domeglino, Pontigo, Collesei e Cialiscon. Domegge possedeva all'epoca una vastissima area di pascolo anche in Comelico Superiore, talmente vasta che le sue proprietà andavano dai Piani di Danta fino al Monte Zovo, dai Collesei fino a Monte Croce. Gli stessi paesi del Comelico erano sorti proprio dal passaggio dei pastori che portando gli animali al pascolo vi si erano poi definitivamente stanziati.
Nel 1216 sempre a Gogna, Domegge, Candide e San Nicolò si dividono così i loro monti comuni.
Domegge, Grea e Vallesella rinunciano ai diritti finora goduti in Comelico, mentre Candide e San Nicolò rinunciano ai loro diritti a Doana e Baion. Si stabilisce anche che il monte di Baion spetta a Domegge, Vallesella e Grea e che non si sarebbe mai più potuto dividere.
Si costruiscono ricoveri fino al 1888, data in cui un documento dell'epoca riporta come conseguenza di una disastrosa nevicata, danni di notevole entità a malghe e ricoveri. Tra le casere maggiormente danneggiate c'è quella di Baion, per il cui recupero, aggiustamento e costruzione di nuovi fabbricati interviene anche il Consiglio Comunale di Domegge.
Nel 1892 iniziano i lavori. Le pietre impiegate per la costruzione provengono dal Ciastelin e vengono trasportate con le liode, il legname proviene dal vicino Pian delle Carrette, mentre le assi da Domegge (Pomoline).
Baion ha così la sua nuova casera, utilizzata per le attività silvo-pastorali fino al 1962. Quando poi questa attività inizia la sua decadenza e i bovini, diminuendo, vengono inviati a Doana, la casera inizia a disgregarsi.
Nel 1968 il C.A.I. di Domegge, allora presieduto da Arcangelo Da Rin, propone di trasformare la vecchia casera in rifugio. I lavori iniziano sotto la direzione di Natale Da Deppo che aveva preso il posto di Da Rin alla guida della sezione.
L'inaugurazione avviene il 18 luglio 1971. In quel giorno di festa i presenti esprimono la loro grande soddisfazione per aver contribuito al recupero di una costruzione così cara a tutta la popolazione.  
Il Rifugio Baion, dedicato a Elio Boni, sindaco e grande appassionato di montagna scomparso l'anno prima, rappresenta l'avamposto di Domegge verso le Marmarole e diviene punto strategico di partenza per alcune tra le ascensioni più significative alle cime della selvaggia catena dolomitica.
Il segmento di Marmarole che appartiene al territorio del Comune di Domegge va da Forcella Baion alla Forcella del Campanile Ciastelin. Vi sono compresi il Monte Ciastelin, il Tac Grande e la caratteristica Torre San Dordi detta anche "la cogoma". Il Monte Ciastelin (2570 mt.) venne scalato per la prima volta dai fratelli Umberto e Paolo Fanton il 6 settembre 1908.
Dobbiamo essere grati a tutti i soci del CAI di Domegge, al loro contributo economico, alle ore di puro volontariato e all’impegno profuso nel corso degli anni, nonché alle numerose donazioni pervenute alla sezione, se il rifugio è stato realizzato ed è diventato quello che è.
Con lo scadere nel 2014 del contratto tra la locale sezione del C.A.I. e il Comune, quest’ultimo rileva anche la gestione della struttura che a partire quindi da gennaio 2015 perde la definizione di rifugio del Club Alpino Italiano.

RIFUGIO CERCENA'

A sud di Domegge, risalendo la Val Talagona verso gli Spalti di Toro, a quota 1050, si trova la località Cercenà. È qui, nel bel mezzo di una radura che interrompe il fitto bosco di abeti, che sorge il Rifugio Cercenà.
Si tratta di un rifugio di media montagna realizzato dai numerosi volontari della locale sezione del C.A.I. nel 1975 grazie ai lavori di trasformazione della vecchia casera, una piccola malga costruita nel 1896 dalla gente di Domegge per la monticazione primaverile e autunnale dei bovini che poi d’estate venivano fatti salire ai pascoli più alti. Il fabbricato comprende una parte più antica in muratura e un'ala più recente in travatura.
Raggiungibile anche in macchina, è considerato uno strategico punto di partenza per le molte escursioni nel gruppo montuoso del Cridola e degli Spalti di Toro. Meta privilegiata per gli escursionisti che partono dal Rifugio Cercenà è la vetta del Montanel.
Il rifugio, proprietà del Comune di Domegge, è rimasto in gestione alla locale sezione del C.A.I. dall’anno della sua fondazione fino al 2014. Il non rinnovo del contratto ha portato quindi il passaggio di gestione dal C.A.I. al Comune e alla conseguente perdita della denominazione di rifugio del Club Alpino Italiano.
Anche in questo caso un sentito grazie a tutti i soci del C.A.I. di Domegge, al loro contributo economico, alle ore di puro volontariato e all’impegno profuso nel corso degli anni.

RIFUGIO EREMO DEI ROMITI

L'Eremo dei Romiti sorge sul Monte Froppa a quota 1164, sotto le pendici del Col Buffon. Si tratta di un piccolo convento (l'unico in Cadore) risalente al XVIII° secolo.
La sua costruzione risale al 1720 e per 90 anni ospita una piccola comunità di frati francescani dell'Ordine dei Terziari, fondata da fra Giovanni Maria Pinazza di Domegge, che gli abitanti di fondo valle chiamavano ‘eremiti’ poiché vivevano isolati e da qui il nome del convento. Nel 1724, adiacente al convento, viene inoltre costruita la chiesa dedicata a San Giovanni Battista.
L’esperienza della comunità religiosa si conclude con il decreto napoleonico del 1810 che sopprimeva i conventi, momento in cui il sito e l’edificio stesso cadono nel più completo abbandono. L'affetto di Domegge per questo luogo di spiritualità non viene però mai meno al punto che il 24 giugno di ogni anno, ricorrenza di San Giovanni Battista, la gente di Domegge, ma anche di molti altri paesi del Cadore, si reca all'Eremo per assistere alla Messa che viene celebrata nel piccolo capitello, che sorge poco più in basso e che conserva ancora intatti alcuni affreschi originali. Nel 1992 l’architetto Adriano Costantini dona l’intera proprietà al Comune di Domegge che tra il 2007 e il 2008 ne promuove il radicale restauro trasformandolo in rifugio. Un rifugio unico nel suo genere, in quanto racchiude in sé tutte le caratteristiche di un luogo di promozione culturale e di incontri spirituali insieme.
È meta di brevi escursioni e punto di partenza per itinerari che salgono al Col Cros, al Montanel e verso gli Spalti di Toro. Da citare il nuovo sentiero chiamato ‘troi de l’orse’.